Antoine Tamestit
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gio 05.02.2620:00
OSI in Auditorio
Auditorio Stelio Molo, Lugano
gio 05.02.2620:00
OSI in Auditorio
Auditorio Stelio Molo, Lugano
Programma
Franz Joseph Haydn
(1732 - 1809)
Sinfonia n. 49 in fa minore Hob I:49 La Passione (1768)
I. Adagio
II. Allegro di molto
III. Minuetto - Trio
IV. Finale: Presto
Carl Maria von Weber
(1786 – 1826)
Andante e Rondò Ungarese per viola e orchestra in do minore J79 (1809)
I. Andante
II. Rondò: Allegretto ungherese
Johannes Brahms
(1833 – 1897)
Serenata n. 2 per piccola orchestra in la maggiore op. 16
I. Allegro moderato
II. Scherzo - Trio
III. Adagio non troppo
IV. Quasi minuetto - Trio
V. Rondò. Allegro
Concerto diffuso in diretta radiofonica su RSI Rete Due (rsi.ch/rete-due)
Il biglietto di questo concerto vale come titolo di trasporto valido nella data del concerto indicata in tale biglietto, quale carta giornaliera Arcobaleno, tutte le zone, in seconda classe (2.)(TK)(V).
Franz Joseph Haydn
Sinfonia n. 49 in fa minore Hob I:49 La Passione
Prima esecuzione: Eisenstadt, 1768
La sinfonia ardita e visionaria di un compositore chiuso nell’“esilio” del castello di Eisenstadt.
Carl Maria von Weber
Andante e Rondò Ungarese per viola e orchestra J 79
Più noto nella successiva riscrittura per fagotto, è un mini-concerto in due parti, brillante e ricco di contrasti, alla moda ungherese all’epoca particolarmente diffusa.
Johannes Brahms
Serenata n. 2 per piccola orchestra in la maggiore op. 16
Prima esecuzione. Amburgo, Sala della Filarmonica, 10 febbraio 1860 (seconda versione: 1875)
La rinascita della tradizione classica in un clima sereno, affabile e con un organico strumentale molto particolare.
Vi aspettiamo al DOCKS!
Caro pubblico,
ci siamo: quello di questa sera è l’ultimo concerto nell’Auditorio Stelio Molo per qualche anno. Come sapete, a partire dalla prossima settimana la “casa dell’OSI” chiuderà temporaneamente, per l’avvio del cantiere della Città della Musica.
Vivremo questo periodo di transizione in una situazione provvisoria, trasferendoci per le prove nella Sala Docks di Pambio. Oltre alle prove, la Sala Docks potrà però fornirci anche nuovi stimoli: spostandoci lì per il tempo necessario al cantiere di Lugano-Besso, ci trasferiremo anche in un altro formato, con la possibilità di nuovi modi di approccio ai contenuti che vi abbiamo sempre offerto qui, nella storica sala dell’Auditorio.
In attesa della sua riapertura, avremo dunque modo di sperimentare nuove proposte, di proporvi orizzonti inesplorati: certi comunque, caro pubblico, che per voi resti fondamentale non tanto il luogo in cui suoniamo, quanto chi siamo e cosa offriamo al vostro cuore.
La vostra fiducia è per noi la nostra casa.
Intanto, godiamoci questa sera tutti insieme quest’ultimo concerto, in attesa che il nostro Auditorio torni ad aprirci le sue porte ancora più bello e accogliente di prima, fulcro della futura Città dedicata all’arte della grande Musica.
Barbara Widmer e Samuel Flury
Idilli e passioni, tra Sette e Ottocento
Dal 1761 Haydn era vice-Kapellmeister alla corte del principe Paul Anton Esterházy, nel castello di Eisenstadt: al Maestro di Cappella, Gregor Werner, spettava essenzialmente la produzione religiosa, ed a lui il lavoro con l’orchestra, il cui organico era in fase di ampliamento, specie tra i fiati. Isolato in questo “ritiro”, Haydn diede al suo stile una svolta radicale («Ero isolato, nessuno accanto a me poteva turbarmi o arrecarmi disturbo, perciò sono stato costretto a diventare originale»): un tratto evidente nel gruppo di sinfonie tra la 49 e la 56, composte tra il 1768 e il 1780, e in particolare nella prima, nota con un sottotitolo (La Passione) spiegabile sia col fatto che essa è reperibile in un'unica fonte musicale, per un'esecuzione che si tenne proprio nella Settimana Santa del 1790 nella città di Schwerin, ma anche per la sua alta temperatura emotiva che è tipica del movimento dello Sturm und Drang.
Certo è che la struttura di questa sinfonia è quella della “sonata da chiesa”, con la sua alternanza di movimenti lenti e veloci, in una tonalità -- quella di fa minore -- rara, all’epoca riservata ai momenti più intensi o addirittura di carattere soprannaturale, sia in sede teatrale che concertistica. Come poi nota Claudio Toscani, questa sinfonia «è dotata di una forte unità espressiva, che è ulteriormente rafforzata da una rete sottile di corrispondenze motiviche. Le quattro note con cui si apre il tema principale dell'Adagio sono i mattoni costitutivi dei temi di ogni singolo movimento: ritornano nel tema principale dell'Allegro di molto (sono le note acute all'inizio di ogni battuta), nell'idea secondaria dello stesso movimento, nel tema del Minuetto e in altri luoghi ancora. Si tratta di una tecnica costruttiva tipica dello stile classico austro-tedesco, basato su quel principio di economia e unità tematica che troverà nelle opere di Beethoven, pochi anni più tardi, l’applicazione più radicale».
L’Andante e Rondò Ungarese per l’Alto Viola Sola con gran orchestra (questo il titolo originale, riportato sul manoscritto) risale al periodo (1807-1810) in cui Weber era segretario privato di Ludwig, fratello del re Federico di Württemberg: un periodo in cui il compositore sentiva le proprie ambizioni frustrate, finendo poi persino arrestato per malversazione e bandito dalla regione. In quel periodo scrisse musica liturgica, ma anche Lieder con accompagnamento di chitarra e molti pezzi pianistici, oltre che questo mini “concerto”, dedicato al fratello Fritz, che suonava la viola. Evidente il modo in cui Weber si allontana dalle forme codificate, e dalle strutture dell’allegro di sonata che caratterizzavano i primi movimenti dei concerti: in questa partitura, come in molte altre, la chiave sta nel contrasto tra il clima ambiguo, melanconico dell’inizio e la vivacità travolgente del finale, caratterizzato da quell’esotismo “ungherese” che dominava la musica colta europea da decenni. L’Andante è un tema piuttosto malinconico in do minore, seguito da tre variazioni. Un collegamento dalla forte intensità drammatica ci conduce direttamente al Rondò Ungarese che, pur non citando una melodia popolare in particolare, fa uso di convenzioni tematiche e ritmiche che, all’orecchio tedesco del primo Ottocento, erano chiaramente connotate come magiare: il successo fu tale che il fagottista Georg Friedrich Brandt chiese a Weber di riscrivere la parte solistica per il proprio strumento, tanto che ancora oggi il brano è principalmente noto nella nuova veste, con l’indicazione di catalogo op. 35.
Amato da Haydn e Mozart, il genere della Serenata fu trascurato da Beethoven e ripreso invece da Brahms, che con le sue due composizioni (op. 11 e 16, con la seconda “sorella giovane e tenera” della prima, secondo il celebre critico Hanslick) ne conservò lo spirito fresco e piacevole, affabile e sereno, privo di carattere drammatico. Tra i due cimenti brahmsiani passa solo un anno di distanza, tanto che è facile immaginare che la loro composizione si sia sovrapposta: questa seconda serenata fu sottoposta alla fine del 1859 al giudizio del violinista Joseph Joachim, amico di Brahms, che diede il via libera per un’esecuzione privata ad Hannover e alla “prima” pubblica di Amburgo. Ben quindici anni dopo il compositore intervenne in maniera decisa sull’organico, sopprimendo due dei quattro corni, le trombe e i timpani e conservando l’assenza dei violini, strumenti “troppo inclini al protagonismo”: evidente, quindi, quella tendenza alla rarefazione che è tipica di molte revisioni brahmsiane (stasera ascoltiamo questa seconda versione). In cinque movimenti, invece che in sei (come era l’op. 11 e come era la serenata classica), si apre con un “Allegro moderato” delicato e lirico, seguito da uno “Scherzo” breve e ritmicamente incisivo, con un Trio tradizionalmente di taglio popolareggiante; quindi un “Adagio” meditativo e intimo, forse legato a una Passacaglia di Bach, un “Quasi minuetto” caratterizzato dagli strumenti a fiato ed il “Rondò” finale, dal sapore rustico.
Nicola Cattò
Antoine
Tamestit
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Ruolo
Play&Conduct - Viola